La cinese Gong Qifeng, moglie e già madre di un bambino, è stata legata su di un lettino d’ospedale, accerchiata da diverse persone.
La donna implora pietà, ma i suoi carnefici procedono con la macabra quanto crudele esecuzione della legge del figlio unico: è rimasta incinta senza averne il permesso governativo e, benché abbia raggiunto il settimo mese di gravidanza, non può mettere al mondo il secondogenito.
Sono passati due anni da quel momento ma la donna sente ancora il dolore, che è divenuto soprattutto mentale: “Mi sento come un cadavere ambulante”, afferma.
Gong, come sappiamo, non è l’unica ad aver vissuto questo truce destino: migliaia di donne come lei sono state sottoposte all’aborto forzato, anche in fase terminale. Ricordiamo la bruciante testimonianza al Congresso di Wujian, mentre ricorda come le sia stato strappato dal ventre il proprio figlio, smembrato e rimosso pezzo per pezzo, con lei ancora vigile e sveglia. (come riportato in questo articolo in lingua inglese).
Rimanere incinte senza autorizzazione, in Cina, è tutt’ora considerato un crimine ed il Partito comunista cinese vanta di aver impedito la nascita di 400 milioni di vite, grazie alla politica del figlio unico e la tradizionale preferenza per i figli maschi.
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